Piccoli passi di felicità, Lucy Dillon

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Milton

Trama

Seduta sul divano, Juliet ha un solo desiderio: nascondersi. Dalla sua famiglia, dagli amici, da sua madre. E fare finta che suo marito Ben non se ne sia andato per sempre. Ma c’è qualcuno che non ha la minima intenzione di permetterglielo: ha le orecchie spettinate, la coda che scodinzola di continuo e due occhi color nocciola che non smettono di fissarla un momento. Si tratta di Minton, il cane di Ben. Ha bisogno di lei, ora più che mai. Ma non c’è solo lui. C’è anche Coco, il labrador che sua madre ha ben pensato di affidarle per il weekend. Juliet non ha alternative e a malincuore decide di occuparsi di entrambi. Trascinata da questa strana coppia, al parco scopre un mondo nuovo fatto di codici, linguaggi, luoghi suoi propri, dove le persone si chiamano con i nomi dei loro cani: il mondo dei dogsitter. Un mondo che la aiuta a riprendere possesso della sua vita. Piano piano Juliet sente di avere un intuito particolare e un modo tutto suo di farsi capire dai quattrozampe. In men che non si dica, tutti vogliono che sia lei a occuparsi dei loro piccoli amici. Perché a Juliet basta uno sguardo per capire di cosa hanno veramente bisogno. Per tutti loro Juliet ha trovato il segreto della felicità, ora manca solo lei. Ma forse sarà proprio Minton a farle capire la strada, passo dopo passo.

Accanto ai suoi piedi, Bianca emise un miagolio patetico. L’aria imperiosa era scomparsa. Sembrava semplicemente triste. Abbandonata.

«Preferiresti essere con la mamma, vero? In crociera. Ti ci vedo in crociera, Bianca.» Juliet la prese in braccio e lei cominciò subito a fare le fusa, con il corpicino che vibrava. Sotto il pelo rigonfio c’era pochissima gatta. «Povera Bianca», mormorò mentre l’anziano felino le fregava sul collo la testa serica. «Vuoi solo un po’ di coccole, vero? Non se ne parla, negli appunti. Sciocca mammina, dimenticare la parte più importante.»

Ma perché avrebbe dovuto esservi un riferimento specifico? L’affetto, con tanto di saltuaria parolina gentile, era semplicemente qualcosa che riservavi ai tuoi animali, a chiunque tu amassi. Era talmente istintivo da non figurare nemmeno sul contratto.

E non lo notavi nemmeno finché non spariva. Era quello che più le mancava, l’offerta di un caffè quando lui se lo preparava, l’inaspettato abbraccio mentre lavava i piatti. Il contatto e i pensieri che impedivano ad ogni giornata di sembrare trascorsa in una cella d’isolamento.

Il mio parere

Agile e di buona compagnia. Associo la lettura di questo libro ad un pile sulle gambe e una tazza di tè fumante. Ritengo la copertina non del tutto adeguata, poiché induce a pensare che il protagonista sia Milton, motivo per cui ho comprato il libro. Il cane, invece, è più uno spettatore delle vicende della donna, una discreta presenza che le dà la forza di reagire. A parte questo, il romanzo è gradevole.

Per me 🙂 🙂 🙂 🙂

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