Io sono soltanto un cane, Jutta Richter

iosonosoltantouncane

Caro giovane lettore,

Ti sei mai chiesto come i cani potrebbero vedere il mondo? Ora te lo spiega Anton, il cane pastore che è cresciuto nelle steppe sconfinate dell’Ungheria. Nessuno sfugge al suo sguardo attento e al suo giudizio severo. Che strane sono le persone, medita fra sé. Camminano su due zampe, hanno la lingua corta, il pensiero lento e credono che noi cani non sappiamo ridere. Eh già, perché i cani parlanti la sanno davvero lunga e dicono sempre la verità! Età di lettura: da 8 anni.

***

Che giornata. Che gran bella giornata d’autunno. Stramaledettamente bella. Tempo da cani, proprio da cani. Col sole caldo come il latte della mamma, caldo come le leccate sulla pancia. Mangiato a sazietà. Bevuto a sazietà. Cacciato a sazietà. Stavolta l’avevo quasi acchiappata, la lepre. C’è mancato poco. Se solo non ci fosse stato quel fischio. Mi ha distratto per un decimo di secondo. Ma loro sono così. Ogni volta che mi avvicino al traguardo, arriva il fischio. Si sono comprati un fischietto per cani. Una cosa terribile! Ti penetra nelle ossa. In realtà io mi chiamo Brendon, ma loro mi chiamano Anton. Mi hanno cambiato nome, dicono che Anton si pronuncia più facilmente di Brendon. Le parole non gli escono mica di bocca così in fretta. Forse è per questo che hanno bisogno del fischietto. L’eleganza e il saper vivere non sanno nemmeno cosa siano. Forse è perché hanno la lingua più corta della mia.

***

La padrona si chiama Emily. Ha la voce acuta e il cuore morbido. Lei è la guardiana delle pentole in cucina. È lei che apre le mie lattine. È lei che mi mette l’acqua nella ciotola, e la sera ha le mani che profumano di pelle di galletto, di prosciutto e di salsicce di fegato. Un piccolo guaito, uno scodinzolio allegro, una spintarella e mi allunga i suoi bocconcini prelibati. Di nascosto, naturalmente, perché a Friedbert non piace mica tanto che uno mi dia leccornie senza che me le sia meritate. Lui non deve accorgersi di quello che fa Emily, se no gliele tira pure a lei, le orecchie. Forse. Non so. So soltanto che devo starmene buono sotto il tavolo, accanto ai piedi di Emily.

Noi pastori ungheresi viviamo per quattro cose: per le pecore racka, per le orecchie di maiale, per la pelle di galletto e per le salsicce di fegato. Se uno profuma di queste quattro cose, lo proteggiamo per tutta la vita.

Il mio parere

Anton ci mostra come può essere difficile a volte capire gli altri, ma se c’è la volontà di stare insieme con affetto, tutte le difficoltà vengono superate e le differenze accettate. Divertente per grandi e piccini.

Per me 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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