Io e Dewey, Vicki Myron

Io e Dewey

Pacioccone gatto di biblioteca

Dopo quell’episodio, Dewey prese a odiare il dottor Esterly. Detestava salire in macchina perché avrebbe potuto portarlo dal veterinario, quando arrivavamo nel parcheggio del suo studio cominciava a tremare, ed entrava nel panico non appena sentiva l’odore della sala d’attesa. Affondava la testa nell’incavo delle mie braccia. Proteggimi. Al solo sentire la voce del dottor Esterly, poi, soffiava. Intendiamoci, molti gatti odiano il veterinario nel suo ambulatorio, è naturale, però lo trattano come qualunque altro essere umano nel mondo esterno. Non Dewey. Se udiva la sua voce in biblioteca, soffiava e schizzava via, sparendo in un batter d’occhio. Se il dottor Esterly riusciva per caso ad avvicinarsi e allungava una mano per accarezzarlo, Dewey sussultava, si guardava attorno in preda al panico e scattava via. Penso che riconoscesse il suo odore. Quella per lui era la mano della morte. Aveva trovato il suo arcinemico, e poco importava che fosse anche una delle persone più a modo della città.

Trama

Siamo a Spencer, una cittadina americana. In una gelida notte invernale, un gattino di poche settimane viene abbandonato nella cassetta per la restituzione dei libri della biblioteca locale. Viene trovato debole e infreddolito da Vicki, la direttrice, che, dopo averlo scaldato e lavato, decide di adottarlo.
Dewey Readmore Books, come viene battezzato il cucciolo, si trova immediatamente a suo agio nella nuova casa. È una discreta presenza in biblioteca e riesce a conquistare il cuore di grandi e piccini, grazie al suo dono speciale: riconoscere chi ha più bisogno della sua amicizia.
Il gatto di biblioteca suscita molta curiosità e la sua fama cresce, superando i confini di Spencer. Diventa la prova vivente che un batuffolo di pelo può compiere grandi miracoli, con dolcezza e semplicità.

Il mio parere

Essendo una storia realmente accaduta mi è venuto da pensare: “Ci sono anche in Italia biblioteche che hanno adottato un gatto?” L’idea di una mascotte non sarebbe male per avvicinare più persone alla lettura. Bambini, amici dei quattro zampe, semplici curiosi. Perché questo è ciò che avviene nel libro. In alcuni capitoli, lo confesso, ho desiderato che l’autrice non indugiasse su episodi della propria vita, apparentemente non collegabili al gattone. In realtà tutto riconduce ad un unico concetto: un buon amico ci aiuta a superare le difficoltà, ci è vicino nel momento del dolore ed è fedele fino in fondo.

Per me 🙂 🙂 🙂

…e per chi ama le letture a quattro zampe…

Venite a conoscere Pedro, Il Gentilcane

IL GENTILCANE

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