Fantastica Gracie, Dan Dye e Mark Beckloff

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Gracie, la gigantessa buona

Gracie è una danese, razza anche conosciuta come alano. Date le dimensioni -immaginate di avere un pony in casa- la scelta del nome (Grazia) potrebbe sembrare inappropriata come il classico elefante nella cristalleria. In realtà la cucciolona conquista per i suoi modi, appunto, aggraziati. È sorda dalla nascita e questo porta Dan, il suo amico umano, nonché autore del romanzo, ad ideare una sorta di linguaggio dei segni con cui si intendono alla perfezione. Ma il più grande cambiamento avviene inaspettatamente. Durante l’accrescimento, Gracie diventa inappetente rifiutando anche il più ricercato dei cibi per cani e dimagrisce vistosamente. Preoccupato e titubante, Dan segue l’unico, semplice consiglio del veterinario: cucinare per lei. Dan non ha mai cucinato in vita sua e non sa che pesci prendere, ma prova e riprova finché riesce a sfornare, senza carbonizzarli, dei biscotti che Gracie gradisce molto. Dan scopre una insospettabile passione per la cucina e brevetta biscotti per cani. Nasce così la prima di una lunga catena di pasticcerie specializzate, realmente esistenti: la Three Dogs Bakery. Una piacevole storia che fa venir voglia di cucinare per il proprio amico quattro zampe. Buon appetito…ehm…buona lettura!

Avevo ragione di sospettare che ci fosse qualcosa di più della semplice passione di scavare, ma mi occorsero alcuni giorni per capire di che cosa si trattava. Frattanto non volevo che trasformasse il cortile in un mare di buche, così mi avvicinai allo «scavo», lo indicai, vi misi dentro il muso di Gracie e gridai «NO!» molto severamente, disapprovando con ogni particella del mio essere. […] Guardai in giro e vidi altri buchi di svariate misure disseminati per il cortile. Mi chiesi se non pensasse che disapprovavo solo il vecchio buco (forma, profondità e composizione), ma questi nuovi erano così belli che avrebbero dovuto piacermi. […]

Gracie stava scavando furiosamente, smuovendo la terra con entrambe le zampe anteriori e lanciandola in aria tra le zampe posteriori, formando una montagna dietro di sé. Byron scodinzolava così animatamente che le sue zampe posteriori continuavano ad alzarsi dal suolo. […] Questa volta ero dalla parte di Gracie. Dopo qualche minuto aveva scavato un buco profondo più di quindici centimetri vicino alla rete. Avrebbe dovuto scavare dieci volte tanto se voleva passarvi sotto. Ma invece, quando il buco fu abbastanza profondo, strisciò alcune volte contro la rete per farsi capire da Byron. Senza un momento di esitazione lui infilò il suo piccolo corpo nel buco e vi passò attraverso. Guardai nel cortile per capire lo scopo del progetto di Gracie. Vecchia canaglia! Aveva programmato tutto. I buchi disseminati qua e là erano solo prove per acquisire abilità e tecnica e vedere quanto tempo avrebbe potuto scavare prima di farsi sorprendere.

***

Guardai Gracie. Stava masticando qualcosa. Cercai il mio microfono. Sparito. «Gracie!» Giusto, quando sei nel panico, grida al tuo cane sordo. «Gracie, sputalo. Sputalo!» […] Stavo cercando di aprire le mascelle di Gracie prima che inghiottisse il microfono, ma non aveva intenzione di rinunciarci. La sua fronte aggrottata sembrava dire: Trovati il tuo snack! «Ha il microfono in bocca!»

Risposta di Mark? «Sputalo, Gracie! Gracie? SPUTALO.»

Il tecnico si rimise in piedi barcollando. «Adesso so so che cosa significa essere divorato da un danese!» Ci guardò. «Ehi, non è il cane sordo quello?»

Io e Mark ci guardammo. «Be’, sì, ma…»

Si inginocchiò di fronte a Gracie, quasi naso contro muso, posò la mano sul suo lungo collo e aprì la bocca. La guardò negli occhi e lo rifece. Lei era pietrificata-smise anche di masticare. Lui aprì di nuovo la bocca, e poi fissò il pavimento e scosse vigorosamente la testa. Gracie seguì il suo esempio e il microfono cadde sul pavimento. Malridotto ma intero.

Per me 🙂 🙂 🙂

…e se ami la narrativa a quattro zampe

Vieni a conoscere Il Gentilcane

13083357_10154180657948958_8334431517576479921_nIl cagnolino voleva a tutti i costi conoscermi e giocare con me.

Mi mise le zampe anteriori sul dorso con una certa invadenza.

Era pieno di entusiasmo. Io mi spostai senza dire niente. Scodinzolai
vagamente perché in fondo era simpatico e lui lo prese come un
invito a ritentare. Mi mise di nuovo le zampe addosso, ma io ero
occupato a vegliare sul mio Cucciolo, non avevo tempo per giocare,
avevo delle responsabilità.
Lui cominciò a saltellare verso il mio muso per mordicchiarlo ma
io, girando la testa, allungai il collo dal lato opposto per non
dargliene modo e cercai di allontanarmi senza offenderlo.
Evidentemente alla fine capì senza farmi arrivare a metodi più
persuasivi e lasciò perdere. Il suo umano parlava con la mia
ammirato per i modi signorili con cui avevo convinto il cagnolino,
poi si rivolse a me dicendo:
«Pedrone, sei proprio un Gentilcane!»

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