L’ultimo cane sulla collina, Steve Duno

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Il primo incontro tra Steve e Lou è del tutto casuale. Steve è in viaggio verso il nord della California e fa spesso delle soste per godersi il paesaggio. Nel punto in cui una strada si inoltra nella campagna, in lontananza, nota delle sagome che risalgono una ripida collina erbosa dirigendosi verso la boscaglia. Per gioco, Steve fischia e tutti cuccioli scappano, sparendo tra gli alberi. Uno solo si blocca: è l’ultimo della fila. Lo guarda e si precipita da lui per metterglisi seduto di fronte come un soldatino. È Lou.

Un giorno, durante la nostra solita passeggiata, guardai il guinzaglio: era lento e quasi sfiorava il marciapiede. Capii che ormai era davvero inutile. Così lo sganciai, senza smettere di camminare e di parlargli, accarezzandogli la testa. Lui mi guardò e sorrise. Stava tenendo il mio passo senza il guinzaglio, con estrema disinvoltura. Mi sentii come un papà che lascia la presa dal sellino della bici del figlio per consentirgli la prima trionfante pedalata su due ruote.

Per Steve, Lou è il primo cane. Ne sogna uno da quando è bambino. È privo di esperienza nell’addestrare, eppure scopre, riconoscendo i dovuti meriti all’ottima collaborazione di Lou, di avere un vero e proprio talento. Le circostanze lo portano in una nuova città ed è lì che decide di buttarsi nel mondo dei suoi desideri.

«Sono Steve Duno e sto cercando lavoro come addestratore.»

«Oh, davvero?» mi rispose, come per dirmi: Oh, sì, e magari nel tempo libero fai anche l’astronauta.

«Sì, sul serio. Per mostrarle cosa so fare, ho portato con me Lou per un’ “audizione”.»

«È il cane che se ne sta seduto lì così tranquillo?»

«Sì, è lui.»

Steve cerca la chiave di lettura per ognuno dei cani che gli vengono affidati, applica metodi diversi e non demorde finché non ottiene i risultati voluti.

Il primo cane che ho addestrato era un terrorista di quasi ottanta chili, di cui ricordo solo il soprannome: Testone. Era un Terranova maschio, dominante; se cercavi di tirarlo fuori dal suo recinto, lui ti si avventava contro come una furia, ti addentava un braccio e ti strapazzava come una bambola di pezza. Non era Cujo, ma poco ci mancava.

Lou lo affianca sul lavoro ed è un assistente senza il quale tutto sarebbe molto più difficile.

Volevo fargli capire come fosse bello provare ammirazione per un altro cane. Il mio obiettivo era portarlo al punto di guardare me e Lou e di pensare: Siete davvero grandi! Come posso conquistare la vostra amicizia? Lo legai a un paletto vicino e andai ad accarezzare Lou, che si mise seduto e mi leccò. Gli allungai un biscottino. Branka rimase immobile, con i muscoli tesi, squadrandoci e brontolando.

«Sta buono», dissi, guardandolo dritto negli occhi, lui ammutolì e mi fissò, con quel suo muso cascante e l’espressione ottusa di un marinaio sbronzo che ha appena ricevuto una bottiglia in testa.

Lou ha un carattere ammirevole e soddisfa in pieno le aspettative di Steve che ha enorme rispetto anche per quella parte selvatica che il suo compagno non ha mai perduto.

Lou teneva tre zampe nel mio mondo e la quarta nel luogo selvaggio in cui era nato. Talvolta, quando guardava lontano verso una foresta, spiava un cervo che attraversava un sentiero o adocchiava un procione che si arrampicava su un abete, riuscivo a scorgere la sua quarta zampa. Era parte della sua natura e per questo aveva tutto il mio rispetto.

Il mio parere

Da questo romanzo si possono trarre interessanti spunti per l’addestramento del proprio cane. Steve Duno è fantasioso nell’ideare metodi che suscitano perplessità nei suoi colleghi ma che si rivelano efficaci. Dovendo trattare un cane particolarmente nervoso, ad esempio, si siede all’esterno del suo recinto, di spalle per mandargli il chiaro messaggio che non lo sta sfidando, e legge per lui per ore. I primi giorni il cane non fa che avventarsi contro la rete ma, dopo pochi incontri, inizia a gradire la voce e la compagnia fino a cercarla e concedergli attenzione e fiducia. A quel punto inizia la fase centrale della rieducazione.

Lou viene presentato come un cane dalle notevoli qualità e senza dubbio le ha tutte. Ma alla stregua di un supereroe, unico e ineguagliabile. Duno mette a confronto, con le migliori intenzioni di lodare Lou, anche i suoi cani, facendoli “sfigurare”. Il lettore è semplice spettatore poiché non ha la sensazione di immedesimarsi nella storia, di rivedere il proprio cane nelle avventure di Lou, neanche nel caso ne abbia vissute di analoghe.

Nei miei vent’anni di carriera come istruttore e studioso del comportamento animale, ho conosciuto migliaia di cani. Animali delicati, ingordi, aggressivi, sbruffoni, pigri, eroici, atletici, ma di tutti loro solo Lou aveva anche un cuore grande.

Ogni cane è speciale, ogni cane ha un grande cuore.

Per me 🙂 🙂 🙂

E se amate la narrativa a quattro zampe, venite a conoscere Pedro, Il Gentilcane

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4 risposte a “L’ultimo cane sulla collina, Steve Duno

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