Cuore di cane, Michail Afanas’evic Bulgakov

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Cuore di cane

« Uuuuhhh!!! Guardatemi sto morendo. La bufera mi ulula il de profundis nel portone e io ululo con lei. È fatta, sono fregato! Un delinquente col berretto sporco, il cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell’acqua bollente e m’ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E si che è anche un proletario! »

Pallino è un randagio malmesso e bistrattato dagli uomini che cerca riparo dal gelo e pesca cibo tra i rifiuti. Quando il professor Preobrazénskij lo porta in casa, gli è infinitamente grato pur ignorando lo scopo di questa inspiegabile buona azione. Il professore si occupa di eugenetica, disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità innate di una razza, giovandosi delle leggi dell’ereditarietà genetica, ed era in cerca di una cavia per sperimentare una sua nuova teoria. L’esperimento su Pallino prende una piega del tutto inaspettata e il cane acquisisce sembianze umane.

«[…]Accidenti a me…Ho lavorato sull’ipofisi per cinque lunghi anni. Lei sa il lavoro che ho fatto, vero? È addirittura inconcepibile. Ma ora mi pongo una domanda: a che pro? Per trasformare un simpaticissimo cane in una schifezza che fa rizzare i capelli?»

Recita la trama in quarta di copertina: “Sotto il bisturi di uno scienziato un cane viene trasformato in uomo, ma lo spirito umano, innestatogli grazie al trapianto dell’ipofisi, si abbassa al livello canino: una situazione grottesca, che si snoda tra turpi soliloqui, espressioni gergali, imprecazioni, suoni onomatopeici di espressione canina.”

Io non la vedo così. Non è lo spirito umano che si abbassa a livello canino. Pallino, prima della trasformazione, si mostra cane pacato e leale. Quando ormai è troppo tardi per retrocedere, si scopre che l’ipofisi trapiantata apparteneva a un uomo con trascorsi da malvivente. Quindi in realtà è lo spirito canino che viene contaminato.

«Be’ ora basta!…Non sputare. Non fumare…Non andare qui…Ma dove siamo? In tram? Non mi fa neanche respirare. E quanto al “paparino” è inutile che alzi la voce. Ho forse chiesto io di essere operato? Bella roba! Si piglia una povera bestia, le si spacca la testa, e poi si fa gli schizzinosi. E chi le ha dato l’autorizzazione ad operarmi? Io no. Dopotutto», l’uomo alzò gli occhi al soffitto, come se cercasse una formula, «ci sono anche i miei parenti…In fin dei conti, io ho il diritto di sporgere querela».

Durante la lettura viene da pensare che il professore sia un freddo scienziato senza scrupoli e per un po’, forse è così. Poi si accorge di aver perso il controllo dell’esperimento e cede, mostrando comportamenti che sfiorano la depressione.  Inaspettato il finale. A tratti inquietante ma, a mio avviso, un classico da non perdere.

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