L’amore è la medicina migliore, Nick Trout

trout.

Quanti di noi sono in grado di spartire la vita con un animale senza affezionarsi, senza farsi coinvolgere, senza sentirsi responsabili, senza, in qualche caso, innamorarsene perdutamente?

Helen è un cocker spaniel di dieci anni che Eileen e Ben raccolgono in una gelida serata d’inverno nel parcheggio di un ristorante. Helen è una sopravvissuta, ne ha passate tante ma finalmente trova una casa accogliente. Poi le viene diagnosticato un tumore e la prognosi non lascia alcuna speranza. Eileen e Ben vorrebbero solo che potesse vivere fino alla fine dell’estate, vorrebbero portarla al mare, vederla correre sulla spiaggia e nuotare, per una volta almeno. In poche parole, vorrebbero un miracolo.

Cleo è un pinscher nano da cui Sandi non si separa mai, nemmeno nei viaggi in aereo. Ci sono molte ragioni per cui uno sceglie di condividere la vita con un animale domestico, ma per Sandi questo legame speciale è qualcosa che viene da lontano, viene dall’infanzia. Cleo si procura una brutta frattura, arriva nell’ambulatorio del dottor Trout per un’operazione tutto sommato banale e… l’imprevisto accade. Due storie che si intrecciano, e ci insegnano qualcosa di nuovo sulla vita, sulla morte, il destino, la speranza, la perdita, la capacità di lottare e di ‘lasciare andare’, e soprattutto sulla forza dell’amore. Al di là dei luoghi comuni.

***

Interessante è la narrazione dal punto di vista del veterinario. Una sorta di dietro le quinte, poiché siamo abituati a leggere romanzi in cui è il proprietario dell’animale a narrare la propria esperienza. Mi ha incuriosita questa particolarità. In effetti cosa pensa un veterinario? Quali ansie vive? Come si approccia al proprietario del suo paziente e come cerca di capirne le emozioni?

Il perno di questa storia è la promessa che il dottor Trout fa a Sandi. Questa promessa, fatta dapprima meccanicamente, lo trascina in una nuova percezione. Una percezione spirituale di interconnessione degli eventi.

Voglio che lei prometta di portare lo spirito di Cleo a fare un viaggio, così potrà scoprire fino in fondo tutte le meravigliose qualità che lei incarnava e profondere l’abilità, gli sforzi e il talento che avrebbe dedicato a Cleo per difendere la vita e la salute di altri animali sfortunati.

La prima metà del libro scorre velocemente e ci si interessa alle vicende delle due cagnette su cui ruota tutta la vicenda. Poi il ritmo rallenta un po’ e si passa di paziente in paziente, di proprietario in proprietario, con episodi apparentemente scollegati, atti a sottolineare il forte legame che si crea tra un animale e una persona. Il filo conduttore di tutto è come cambia la visione degli eventi di Trout in seguito all’incontro con Sandi.

«Molto prima di giungere a casa, quel giorno, mi convinsi che Cleo aveva cercato di insegnarmi qualcosa. Forse Cleo aveva voluto farmi capire che se ami davvero qualcuno, si tratti di un cane o di una figlia, se lo ami di vero amore glielo devi dimostrare come lui o lei desiderano».  Va bene, apprezzavo il concetto, ma temevo che potesse avallare quel genere di rapporti, asimmetrici e fallimentari, in cui uno dei partner dà tutto mentre l’altro si limita a prendere. […] O forse la sua definizione si addiceva di più all’amore senza orpelli e senza complicazioni che è tipico degli animali.

 

 

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