Il Gentilcane – Recensione a cura di Marco Sartori

IL GENTILCANE

Di questo breve romanzo avevo già sentito parlar bene prima di oggi ma io, generalmente distratto di fronte a questo tipo di informazioni, non avevo prestato grande attenzione ai commenti. Perciò non sapevo cosa aspettarmi da quel libercolo, le cui dimensioni per la verità mi avevano lasciato sulle prime un po’ perplesso: non so perché, me lo immaginavo più lungo!
Ed eccomi qui alla fine di questa giornata a pensare e ripensare a quelle pagine che sono passate via in un istante sotto i miei occhi, lasciandomi dentro il sapore dolce di un lettura piacevole e appagante come da tempo non mi capitava più. Il Gentilcane è la piccola perla luminosa della letteratura contemporanea di cui sentivo tanto la mancanza. Giulianna D’Annunzio, l’autrice abruzzese, non è un nome noto e blasonato, non è preceduta dall’aura della propria fama eppure il suo stile chiaro e pulito si impone e rapisce perché sa trasmettere ed evocare, che sono le doti massime che uno scrittore possa desiderare.
Pedro, il protagonista, potrebbe essere benissimo l’erede moderno di quel Buck de Il richiamo della foresta: come l’eroe di Jack London è un meticcio, forse in parte pastore tedesco, è un cane che spicca per forza ed energia, ma anche per il carattere giusto ed equilibrato. Sente scorrere dentro di sé il sangue del lupo selvaggio e questo lo lega indissolubilmente alle sue origini e al suo territorio, in un richiamo ricorrente che durerà per tutto il romanzo. Ma c’è qualcosa di più: Pedro è anche membro di una famiglia di umani a cui è devoto e questo ne addolcisce i tratti, facendocelo sentire più vicino e trasformandolo in uno di noi, in uno del nostro tempo.
Al suo esordio Giulianna D’annunzio dimostra fin da subito di essere una scrittrice che sa il fatto suo: non solo è brava nella narrazione, ma si destreggia abilmente tra la visione canina e quella umana della vicenda. Dipinge il punto di vista di Pedro con grande efficacia, come solo chi conosce profondamente il comportamento del nostro amico a quattro zampe sa fare, e lo fa sapientemente, senza cadere nella retorica e nel grottesco, senza “antropomorfizzare” il soggetto, che è il rischio più grande a cui si va incontro scrivendo di un simile argomento. Ci appare così una visione insolita e genuina del nostro mondo che molto spesso non riusciamo più a vedere, purgato una volta tanto dalla gelosia, dallo stress, dall’ambizione e dalle speculazioni: caratteristiche e sentimenti tanto umani che fortunatamente sono ancora estranei al modo di vivere canino.
Non è una favola e non è una fiaba, ma è una bella storia che non può lasciare indifferente chi almeno una volta nella vita ha adottato come membro della propria famiglia un cane, accogliendolo come un figlio che ha bisogno di protezione, accogliendolo come un figlio tra i figli, abbracciandolo come un amico sempre pronto ad un paziente ascolto, colmandosi d’orgoglio per i traguardi raggiunti insieme e struggendosi per i momenti più bui che inevitabilmente la vita porta con sé.
Un sentitissimo grazie dunque a Giulianna, che oggi ha saputo deliziarmi con istanti di puro ed intenso piacere, suscitando in me brividi e ricordi. E brave anche alle titolari della piccola casa editrice Spunto perché hanno saputo cogliere appieno il suo talento in questo fiume torbido e tumultuoso che molto spesso passa e va, trascinando via tante cose belle, che vanno perdute.

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